SANTA VERONICA IN GIUDIZIO DAVANTI A DIO

Inserito in Rubrica Spirito e Vita.

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SANTA VERONICA IN GIUDIZIO DAVANTI A DIO

 
[I.112-114] In questo punto mi parve che il Signore mi facesse intendere, che voleva che io facessi la confessione generale da Lui. Così dissi: Insegnatemi voi, o Signre quello che devo dire. Esso mi disse: Fa come hai fatto altre volte. Già mi era accorso altre volte tutto ciò. Così tutta tremante mi parve dire: Io ho offeso voi, e mi confesso da voi, mio sommo Bene. E più non potevo dire per il dolore che avevo delle commesse colpe.


In questo punto parevami vedere che il Signore si copriva il volto per non mirarmi. In questo punto mi diede una vista generale di tutte le mie colpe. Parevami che anche la Beata Vergine e quei Santi mi fossero tutti contro. Nesuno trovavo per avvocato presso il Signore. Che confusione! che rossore! che dolore era il mio, vedendomi, davanti a tutti, in tutto quello, che avevo commesso in tempo di mia vita! Stavo tutta timorosa aspettando la sentenza di dannazione. Così mi pareva che mi pervenisse, stante la gran moltitudine di colpe, ed in particolare l'ingratitudine di non aver corrisposto a Dio.
Mi pare di ricordarmi che il Signore in un subito chiamò il mio Angelo custode perché egli mi accusasse di tutto. Così esso con brevi parole disse tutto distintamente, chiaramente. In persona mia disse tutte le colpe e i difetti, in quel modo che si trovavano davanti a Dio. Io mi ricordo che cominciò dai pensieri, parole ed opere, in specie d'ingratitudine, in particolare quello che avevo fatto contro i voti e di tutto quello che avevo mancato contro la santa Regola. E di più in modo più chiaro mi accusò che non avevo corrisposto alle divine chiamate ed ispirazioni, d'aver occultato molte grazie e doni, i quali sarebbero stati per bene mio e di molte altre persone. Ogni volta mi pareva che mi crescesse il dolore. Il Signore mi diceva: Dimmi, che vuoi da me? Mi pare di ricordarmi che io dicessi così: Signore, perdono vi chiedo per i vostri santi meriti e per le vostre piaghe santissime. Placatevi con me, Dio mio. Eccomi pronta a quanto volete.
Di già stavo aspettando la sentenza di separarmi per tutta la eternità da Dio: i miei peccati lo meritavano. Oh! Dio! che dolore avevo di essi! in quel punto mi pareva di vederli tutti ivi davanti al Giudice. Non posso colla penna narrare quasi niente di quello che provai e sentii di pena. In quel mededimo istante di nuovo dicevo: Signore mio, pietà, perdono. Ed il Signore rivolto verso la Beata Vergine si prostrò ai piedi del suo Figlio e pose una sua mano sopra il mio capo. Così diceva: Figlio, pietà, perdono a quest'anima. in questo punto vennemi un dolore così grande e parevami di piangere dirottissimamente. La Beata Vergine diceva: Figlio, ti offerisco queste lacrime con quelle che io sparsi sotto la croce. Orsù! perdono, perdono! Mi pare che il Signore dicesse: Sia fatta la grazia. In un subito parvemi vedere la Vergine assisa nel trono ivi accanto al Signore. Non vedevo più le mie colpe. Il Signore mi diede la sua benedizione e mi disse: Vade in pace, jam amplius noli peccare [Va in pace, non peccare più – Gv 8,11].

[I.120-122] Ora mi ricordo distintamente di un’altra confessione che io feci dal Signore, la quale mi fu di gran dolore e pena. La descrivo acciò che meglio comprendano chi sono stata. Mi pare di ricordarmi che questa confessione fu avanti che avessi questi segni esterni nell’anno 1697.
Una notte, mentre statomi in orazione veneri il raccoglimento colla visione di Nostro Signore. Così mi parve. In un subito mi disse: Voglio che tu ti confessi da me nuovamente. E disse: Su, incomincia la confessione. Io appena dissi: Mio Signore ho offeso voi e da voi mi confesso. Più non potevo parlare per il dolore delle mie colpe. Il mio Angelo custode seguitò la confessione in persona mia, e diceva: O Eterno Iddio, giudice giustissimo, io custode di quest’anima, in persona sua parlo per la gloria vostra, per la salute della medesima. Questa è quell’ingrata che ai in sua vita ha saputo fare un atto di ringraziamento verso di V. D. M. [Vostra Divina Maestà].
In quel punto piedini conoscimento sopra tutte le grazie speciali che Iddio mi aveva fatto, la creazione, la redenzione, la conservazione, la vocazione, i doni, le grazie, i benefici, gl’inviti, le chiamate, le ispirazioni, le illuminazioni, l’orazione, l’applicazione, i ratti, i raccoglimenti, le visioni, gli aiuti di tanti confessori, ricordi di tanti Servi di Dio, le prediche, i buoni libri spirituali, il sentire tanto parlare di Dio, i vedere tanti esempi di anime buone, il sentire le vite dei santi, e ogni buon pensiero. tutto distintamente, chiaramente vedevo ivi davanti; e in tutto quello che avevo mancato in ciò per la mia ingratitudine m’accusava d’ogni minimo neo. Oh! Dio! che dolore, che pena avevo di tutto! E vedevo tutto davanti a quel Signore giudicante, tremavo, temevo e di dolore sentivo crepare il cuore. Io adesso non mi ricordo bene di tutto, ma racconterò quello che mi ricordo che il mio Angelo mi diceva in persona mia.
Così mi pareva che dicesse: Questa è quella che non si è mai servita della sua lingua, di parole solo per vostra gloria, ma ha fatto tutto l’opposto; non ha cercato la salute de’ prossimi ed il proprio avanzamento nella virtù e mortificazione; in tutte le opere mai vi è stato quel fine buono e retto della sola gloria vostra. Mi pare di ricordarmi che in quel punto io vedevo tutti i miei mancamenti e sentivo nuovo dolore. Pareva che dicesse: Le avete dato i sentimenti [sensi] ma ella se ne è servita infruttuosamente. E vedevo tutto e tutti i miei peccati commessi contro S. D. M. Oh! che pena! oh! che dolore! E sentivo dire: Questa è quella, cui voi avete fatto tante grazie e doni. Vi facevate vedere e sentire, ma ella attendeva alla propria volontà e soddisfazione, ed alle cose momentanee di questo mondo. Qui avevo lume più particolare, e vedevo tutte le colpe commesse sopra questo punto e quanto avevo mancato nell’esercizio della divina presenza. Erano ivi davanti a Dio in quella conformità che li avevo commessi. Oh! quanti ve n’erano, che io non avrei mai pensato che fossero difetti, piuttosto virtù. Ma non era così. Non posso nemmeno ora dir tutto, perché non finirei mai; ed anche di presente mi si rinnova il dolore di tante offese che ho fatto. Il mio Angelo si voltava verso di me e dicevamo: E tu che dici? Ed io confermavo tutto; e con pena e dolore stavo in mezzo a tutte queste colpe; ove guardavo non vedevo altro. Fu una confessione fatta di tutto quello che mai avessi mancato all’interno, esterno e tutto. Ma non posso più dire niente per il dolore che sento. Queste colpe non sono immaginazione, sono tutte vere, e sono senza numero.
Durò questa confessione più ore e vidi in essa non solo le colpe, ma, tutto quello che mi ha fatto, ha operato Iddio nell’anima mia. Ritornai in me più morta che viva e siedi come fuor di me per più giorni. Di queste confessioni non posso descrivere, perché la pena del cuore m’impedisce che non posso fare niente, né dire nulla. Sia tutto a gloria di S. D. M.

 

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